Il Castello di Celsa
Otto secoli di storia tra architettura e famiglie nobiliari
Cenni storici
Dalle origini medievali ai giorni nostri
Il Castello di Celsa sorge in una splendida posizione, in mezzo a boschi secolari, su una collina che domina la vallata fino a Siena. Alle sue pendici passa una variante della Via Francigena che da Colle Val d’Elsa conduce a Siena.
Il nome Celsa deriva probabilmente da “excelsa sedes Virginis” o dalla famiglia senese dei Celsi, che ne fu a lungo proprietaria.
L’architettura di Celsa dimostra una complessa stratificazione di stili, che riflette la sua transizione da una fortezza medievale a una villa rinascimentale, e successivamente incorpora elementi di revival neo-gotico e di sofisticata architettura del giardino.
Nato come baluardo difensivo della Repubblica di Siena nel XIII secolo, nel Cinquecento fu trasformato in residenza dalla famiglia senese dei Celsi, che, secondo la tradizione, commissionò all’Architetto Baldassarre Peruzzi la trasformazione da struttura difensiva chiusa in sé stessa a quella aperta di una villa residenziale. Testimonianza del suo intervento sono la cappella a pianta circolare e la sistemazione esterna del muro di terrazzamento, ornato con nicchie, parallelo al viale d’accesso.
Dopo essere stata devastata dalle truppe imperiali di Carlo V nella metà del Cinquecento, passò all’inizio del 1600 alla famiglia senese dei De Vecchi, che verosimilmente realizzò i giardini barocchi. Sul finire dell’Ottocento, Maria Antinori Aldobrandini, figlia di Giulia De Vecchi e bisnonna degli attuali proprietari, incaricò l’Architetto Mariani di effettuare un’ulteriore trasformazione del castello, sopraelevando la torre est e coronandola di merli secondo l’imperante gusto neogotico dell’epoca, fino a portare l’edificio alla sua forma attuale. Celsa passò di nuovo per via femminile alla famiglia romana degli Aldobrandini, che, nel corso del XX secolo, concentrò gli interventi sul giardino all’italiana e sul parco, restituendogli la loro impronta originaria.
Ulteriori Approfondimenti
Tra architettura e paesaggio
La storia di Celsa riflette la sua importanza strategica nel territorio senese e la sua trasformazione da fortificazione puramente militare a raffinata villa rinascimentale.
Le Origini Medievali (XII – XV Secolo) – Celsa nacque come fortezza
La tradizione orale attribuisce la fondazione dell’insediamento originario a Matilde di Canossa, Contessa di Toscana, nel XII Secolo, quando era destinato a casino di caccia. Tuttavia, i primi documenti che ne attestano l’esistenza risalgono al XIII secolo: Celsa fu a lungo una cupa struttura fortificata che dominava la vallata e la piana fino a Siena, svolgendo una funzione di controllo del territorio da quella posizione privilegiata.
La Trasformazione Rinascimentale (XVI Secolo) - La trasformazione della fortezza in villa
Durante la prima metà del Cinquecento, il nobile letterato e accademico senese Mino Celsi si adoperò per trasformare la struttura fortificata in una signorile residenza rinascimentale. I lavori di restauro sono tradizionalmente attribuiti al celebre architetto Baldassarre Peruzzi, nato nelle vicinanze. Celsi chiese modifiche per “liberare la casa imprigionata e farla impregnare di sole e di luce”, come riportato da Shepherd e Jellicoe (Italian Gardens of the Renaissance, E.Benn, 1925). Gli autori, che visitarono la proprietà negli anni ‘20 del ’900, aggiunsero che “la magia delicata della mano del Peruzzi ha toccato le mura originali, accentuando la loro forza attraverso la leggerezza delle aggiunte in una maniera che è una rivelazione nell’arte di mutare il formale in informale”.
L’intervento di Peruzzi riguarderebbe quindi la cappella a pianta circolare antistante il castello, il muro di sostegno a terrazzamenti con nicchie, parallelo al viale d’accesso, e la struttura del giardino all’italiana davanti all’edificio principale.
Il genio architettonico del progetto—che si allinea con la tradizione rinascimentale di intervenire su edifici fortificati del Medioevo per adattarli a nuove funzioni—risiede nella sua capacità di assorbire quella antica e austera struttura fortificata in un discorso spaziale completamente nuovo.
Come ben rappresentato da Cresti e Listri (Civiltà delle Ville Toscane, Magnus Edizioni, 1992), “…l’operazione cinquecentesca, apparentemente limitata ad una superficiale cosmesi, riuscì a regolarizzare la precedente convergenza verso monte dei due fabbricati dirimpettai [i due simmetrici edifici del castello che gli conferiscono la forma trapezoidale], ad assegnare a tale convergenza una suggestività di fondale dai forti accenti scenografici, e a coinvolgere il vecchio complesso e le nuove appendici in un unitario respiro spaziale decisamente più “moderno” e imponente.
L’avvenuta trasformazione in residenza permise a Mino Celsi di invitare l’arcivescovo di Siena Francesco Bandini Piccolomini a cercare riposo in quella quiete ombrosa, ricorrendo a queste parole:
“Tu canzonetta mia rozza ed incolta
Tornati a Celsa, e guarda,
Che la quiete mia non ti sia tolta”.
Tuttavia, nel 1554, Celsa viene devastata dalle truppe imperiali Austro-Spagnole di Carlo V.
Dopo la famiglia Celsi, la proprietà passò di mano alla nobile famiglia senese dei De Vecchi all’inizio del 1600, la quale presumibilmente la restaurò e costruì il “Rocco”, il parco Barocco sul lato est del Castello.
Il Revival Neogotico (XIX – XX Secolo)
La famiglia De Vecchi rimase proprietaria fino alla metà del 1800, quando fu ceduta in dote da Giulia De Vecchi per il suo matrimonio con il Marchese Amerigo Antinori.
Alla fine dell’Ottocento Maria Antinori, figlia di Giulia De Vecchi, sposa il principe romano Giuseppe Aldobrandini, e in quegli anni commissionò all’architetto Mariani un’ulteriore trasformazione di Celsa, assecondando il gusto neogotico, tipico dell’epoca. Ciò comportò l’innalzamento e la merlatura della torre est e dell’intero edificio; l’apertura di bifore e la raschiatura dell’intonaco per far emergere le pietre medievali.
Successivamente, il loro figlio Clemente Aldobrandini e sua moglie, Luisa von Welczeck, giardiniera appassionata ed esperta, ridaranno al parco e al giardino all’italiana la loro impronta formale originaria.
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Bibliografia
A tour of Italian gardens, Judith Chatfield (Rizzoli) • The best gardens in Italy – A traveller’s guide, Kirsty McLeod (Frances Lincoln) • I giardini d’Italia, Bianca Marta Nobile (Calderini) • I giardini di Firenze e della Toscana, Mariachiara Pozzana (Giunti) • Ville e giardini d’Italia, Alberta Campitelli (Jaca Book) • Giardini Italiani – Dalla Toscana alla Sicilia – vol. 2, Gianluca Simonini (Idealibri) • The garden lover’s Guide to Italy, Penelope Hobhouse (Princeton Architectural Press) • A tour of Italian gardens, Judith Chatfield (Rizzoli) • Introduzione ai giardini del senese, AAVV (Biblioteca Comunale San Quirico d’Orcia) • Dizionario Geografico Fisico Storico della Toscana – vol.1, Emanuele Repetti • Baldassare Peruzzi e le ville senesi del ‘500, Isa Belli Barsali (Archivio comunale dell’arte dei giardini) • Baldassarre Peruzzi – pittura scena e architettura nel ‘500, Marcello Fagiolo, Marialuisa Madonna (Enciclopedia Italiana) • Baldassare Peruzzi e le sue opere – Ville Peruzziane nel Senese, Fausto Landi Cantagalli) • Villas of Florence and Tuscany, Harold Donaldson Eberlein (Lippincott) • Italian Gardens, Giorgina Masson (Thames and Hudson) • Giardini di Toscana, AAVV (Edifir – Regione Toscana) • Ville italiane e loro giardini, Edith Wharton (Passigli Editore) • L’art de vivre en Toscane, Bruno Racine, Alain Fleischer (Flammarion) • Giardini all’italiana, Gunther Mader, Laila Neubert Mader (Rizzoli) • Civiltà delle Ville Toscane, Carlo Cresti, Massimo Listri (Magnus) • Great houses of Italy: the Tuscan Villas, Harold Acton (The Viking Press) • Italian gardens of the Renaissance, J.C. Shepherd e G.A. Jellicoe (Academy Edictons) • Tesori segreti delle campagne toscane, Bruno Bruchi (Editori dell’Acero) • Giardini in Toscana, Foto di M. Listri (Pagliai Polistampa) • Fortificare con Arte, Ettore Pellegrini (Betti) • Vedute dei contorni di Siena, Ettore Romagnoli (Betti) • Orologi da torre storici della Provincia di Siena, Renzo Giorgetti (Gelli) • Places I Love, Oscar de la Renta
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